Tinture per capelli

Che cosa ti passa per la testa!?

Ogni volta che decidiamo di cambiare il colore dei capelli ci trasformiamo inconsapevolmente in piccoli chimici, ne modifichiamo la struttura, manipoliamo reagenti e solventi…ecco perché è fondamentale conoscere da vicino cosa accade realmente sulla nostra testa!

Simbolo di energia, forza, fertilità e virilità, i capelli sono da sempre qualcosa di prezioso e di insostituibile, incorniciano il volto di ognuno di noi esprimendo personalità, fascino e, talvolta, anche potere.  Sono, inoltre, elementi fondamentali dell’identità di ognuno di noi, il colore dei capelli è, infatti, determinato geneticamente e, spesso, è la caratteristica distintiva di alcune popolazioni: le chiome rosse  sono diffuse principalmente in Scozia e in Irlanda così come quelle bionde lo sono nei Paesi del Nord Europa.

Considerati spesso un accessorio, vengono tinti, non solo per contrastare il naturale incanutimento ma, anche per inseguire le mode del momento, che propongono continuamente nuance nuove a seconda della stagione e, archiviati i nomi dal sapore rinascimentale, come il “rosso Tiziano”, attingono sempre più dal vocabolario gastronomico con le tinte “marron glace” o “creme caramel”, a dimostrazione di quanto l’inconscio influisca sulle nostre scelte e di come gli esperti di marketing sfruttino le nostre debolezze. Purtroppo però la disinvoltura con cui questi trattamenti vengono eseguiti, anche dalle giovanissime, espone a sostanze chimiche, il cui profilo tossicologico non lascia dubbi e che mai potrebbero essere utilizzate per i prodotti cosmetici destinati a pelle e mucose ma, che godono di una speciale deroga per capelli e unghie, perché sono considerarti degli annessi cutanei, veri e propri accessori dunque.

Sono almeno 4000 anni che l’uomo tinge i capelli, già gli Antichi Egizi utilizzavano l’hennè per colorare i capelli delle mummie e nel corso dei secoli sono stati utilizzati estratti vegetali di ogni genere, polveri minerali e intrugli vari ma, solo a partire dai primi anni del 1900, sono state messe a punto vere e proprie tinture per i capelli. Colorazioni temporanee, semipermanenti o permanenti, tinture per uomini effetto “George Clooney” o tinture “anti age”, il mercato offre ampia scelta,  tutte, però, con un unico comun denominatore: un mix di sostanze di origine sintetica non ecosostenibili ed ecodermocompatibili.

Però, tingersi i capelli è una scelta strettamente personale, influenzata da molteplici fattori di natura sociale o psicologica e può rappresentare un compromesso, ma deve essere fatta  in maniera assolutamente consapevole perché, ogni volta che scegliamo di cambiare il colore dei capelli, la nostra testa si trasforma in un piccolo laboratorio chimico ed è  necessario, quindi, conoscere quali sostanze manipoliamo, come agiscono sulla struttura del capello e quali effetti possono avere sul nostro organismo e sull’ambiente.

Un piccolo laboratorio chimico sulla nostra testa

Le tinture per i capelli, a prescindere che siano semipermanenti o permanenti prevedono, in primis, tutte l’utilizzo di una sostanza alcalina, in genere ammoniaca o etanolammina, in grado di sollevare le squame del capello, per permettere al colore di penetrare e fissarsi. Un danno profondo, quindi, che denatura la cheratina dei capelli, rendendo nel tempo i capelli secchi e sfibrati. Inoltre ammoniaca e etanolammina, presentano tossicità acuta, sia per l’ambiente sia per l’uomo e andrebbero manipolate con le giuste precauzioni.

La colorazione temporanea, comunemente conosciuta shampoo riflessante, invece, risulta meno aggressiva, da questo punto di vista, in quanto non richiede la presenza di sostanze alcaline, poiché i composti impiegati si depositano direttamente sulla cuticola senza penetrarvi; tende quindi a modificare temporaneamente e superficialmente la tonalità naturale, conferendo riflessi di tonalità diverse dal proprio colore. Vengono impiegati coloranti diretti di natura organica, cioè,  che non necessitano di una reazione chimica per la colorazione e sono identificati in etichetta in base al Colour Index (es C.I. Basic Red 76, C.I. Acid Brown 19).

Anche la colorazione semipermanente prevede l’utilizzo di coloranti diretti ma, in questo caso, si tratta di molecole di media dimensione che penetrano nella corteccia del capello, grazie al sollevamento della cuticola. L’affinità dei coloranti per i capelli è bassa e la colorazione resiste per circa 4-5 lavaggi.

La colorazione permanente (la maggior parte dei prodotti in commercio sono di questo tipo) prevede invece l’utilizzo di molecole di piccole dimensioni, inizialmente incolore, che si attivano grazie all’azione dell’acqua ossigenata (questa reazione avviene proprio sulla nostra testa!) e che sono in grado di fissarsi sul fusto del capello. Questa colorazione provoca un cambiamento chimico e fisico della struttura del capello, danneggiandolo irrimediabilmente. I precursori utilizzati in questi prodotti, come la p-fenilendiamina, la p-toluendiamina, resorcinolo, m-amminofenolo  sono stati considerati “non sicuri”, ma vengono ampiamente utilizzati nella maggior parte dei prodotti e richiedono ulteriori approfondimenti sotto il profilo tossicologico.

In tutti i casi i coloranti sintetici impiegati, sia di tipo diretto sia i precursori e i loro prodotti di reazione, hanno un pessimo impatto ambientale, possono causare gravi reazioni allergiche e per molti è stata riconosciuta anche teratogenicità e cancerogenità, mentre per altri il mondo scientifico continua a discutere. Il rischio naturalmente si estende non solo all’utilizzatore finale ma, anche e soprattutto, ai parrucchieri che, quotidianamente, vengono in contatto con coloranti e solventi pericolosi, presenti nelle tinture, e per i quali le aziende produttrici dovrebbero fornire vere e proprie schede di sicurezza per preservare la salute dell’operatore. Inoltre queste sostanze sono veicolate in un mezzo che spesso prevede l’utilizzo dei soliti ingredienti petrolchimici, siliconi e conservanti problematici, inquinanti per pelle e ambiente.

Tinture naturali, vere alternative?

Purtroppo, però, le stesse sostanze o simili sono presenti anche nelle così dette “tinture naturali”, vendute spesso in sostituzione di quelle “chimiche”, perché considerate più delicate e applicabili anche in gravidanza o in allattamento che, dietro il paravento degli estratti vegetali e dei vari “senza”, nascondono invece gli stessi rischi di quelle tradizionali. Pertanto, attenzione agli ecofurbi! Se volete colorare i capelli in maniera davvero naturale, dovete affidarvi a “tinture vegetali” prodotti, cioè, contenenti esclusivamente hennè o miscele di erbe tintorie, come indingo, cassia, noce, curcuma e badare che non presentino, invece, intensificatori del colore, come il picrammato di sodio ed altri coloranti sintetici (anche le tinture vegetali, soprattutto l’hennè, possono causare reazioni allergiche, fate sempre una piccola prova, la prima volta che le utilizzate testando il prodotto sull’avambraccio o dietro l’orecchio). Nel tempo donerete splendidi riflessi ai vostri capelli mantenendoli sani e forti. Naturalmente, la colorazione non sarà in grado di coprire il 100{7c150fbb37515b0cd5a271d286d7a3670cc39f18e4403c71cee54b8accd780e5} dei capelli bianchi, richiederà tempi di posa notevolmente più lunghi e andrà applicata con una frequenza maggiore rispetto alle tinture tradizionali.

Scegliete quindi il tipo di tintura che preferite e che più soddisfi le vostre esigenze, l’importante, però, è che sia sempre una scelta 100{7c150fbb37515b0cd5a271d286d7a3670cc39f18e4403c71cee54b8accd780e5} consapevole!

 

Gli ingredienti da evitare – Sostanze ritenute “non sicure”*

    • 2,5 diamino toluene
    • resorcinolo
    • p-fenilendiamine
    • 4-amino-2-idrossitoluene
    • p-aminofenolo
    • m-aminofenolo
    • 2-metil-5-idrossietilaminofenolo
    • 2-metilresorcinolo
    • fenil-metil-pirazolone
    • 4-amino-m-cresolo
    • 2,4-diamino-fenossietanolo HCl
    • 1-idrossietil-4,5-diamino-pirazolo solfato
    • 4-cloro-resorcinolo
    • o-aminofenolo
    • 1-naftolo
    • N,N-di(2-idrossietil)-p-fenilendiamine
    • 2,4,5,6-tetraaminopirimidina
    • 2-amino-4-idrossietilaminoanisolo
    • p-metil-aminofenolo
    • 2-amino-3-idrossi-piridina
    • 2-amino-6-cloro-4-nitrofenolo
    • 2,7-naftalen-diolo
    • 1,3-di-(2,4-diaminofenossi)-propano
    • idrossietil-p-fenilendiamine solfato
    • acido picramico
    • 4-amino-3-nitrofenolo
    • 4-idrossi-propil-amino-3-nitrofenolo
    • HC Blue No.17 **
    • HC Blue No.15 **
    • Acid Green 25 – Acid Violet 43 **
    • Disperse Red 17 **
    • Acid Black 1 **
  • Pigment Red 57 **
  • 1,4-benzendiamina, 2-(metossimetil) **
  • 1,4-benzendiammina, 2-(metossimetil)-solfato **
  • 1-N-metilforliniopropilamino-4idrossiantrachinone, metil solfato **

 

*www.farmacovigilanza.org

**su queste sostanze la Commissione Europea ha prescritto recentemente nuove misure restrittive


Articolo scritto per Terra Nuova n.309 – ottobre 2015

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